L'angolo della poesia
SeDici Pensieri diVersi - Intervista a Alberto Pellegatta

Categoria: Con gli occhi della poesia
Anna Lauria intervista Alberto Pellegatta
-Cosa sognano i poeti?
Qualcuno ha detto: di rapinare una banca.
-A cosa serve la Poesia?
Alcuni dicono che sia un farmaco, una consolazione, altri una fede nella parola. Per me è un luogo privilegiato di conoscenza e progresso. Rispetto alla prosa, serve a risparmiare pagine. Nella società di oggi la poesia serve a poco, perché è l’opposto della vacuità televisiva, che invece va per la maggiore. Se non venisse occultata, contribuirebbe a risvegliare le coscienze.
-Poeti si nasce o si diventa?
Il talento è innato ma solo lo studio e la costanza possono coltivare il genio.
-Se non fosse poeta, sarebbe…
Architetto.
-Una poesia a lei cara.
Vecchi versi di Montale.
-Il poeta che rilegge sempre volentieri?
Dante.
-Un libro che non dimenticherà mai.
Quattro quartetti: “all time is unredeemable” di T. S. Eliot.
-La (sua) poesia che ama più di ogni altra…
Quasi tutte quelle sull’universo, scritte durante l’università (uscite poi in Nuovissima poesia italiana). Ma anche una, degli stessi anni, pubblicata già in Mattinata larga (Lietocolle 2001):
-La memoria ha stanze immense
camere colme di specchi
polvere impraticabile. Invece
l’attualità è intermittente
come un’immagine rotta-.
-Un mondo senza Poesia come sarebbe?
Bestiale: basta accendere la tv per vederlo.
-Esiste un futuro per la Poesia?
La poesia non procede per calendari, ma vive in un tempo perpendicolare al tempo. Esisterà fino a che esisterà l’uomo, ma proseguirà anche dopo, senza testimoni.
-L’ultima poesia che ha scritto che tema sfiora?
Raramente ho un tema definito, le ultime affrontano la creazione artistica senza termini astratti. Il titolo provvisorio della nuova raccolta è Il libro dei germi.
-Perché tra le Arti la Poesia è quella che ha meno successo?
Perché ha bisogno di lettori attenti, e poi non si presta alla speculazione finanziaria che esiste, per esempio, nel mercato dell’arte. È’ un bene rifugio.
-Cosa le fa dire “Questa è poesia”.
La potenza delle immagini unita a una raffinata confezione del linguaggio.
-Internet incentiva la diffusione della Poesia?
Specialmente in Italia, dove non esiste assistenza istituzionale alle arti, internet diventa un luogo cruciale. Anche se c’è molto sottobosco…
-La Poesia ci salverà?
Solo indirettamente, suggerendoci l’azione, o la rivoluzione.
-Evoluzione del linguaggio, contaminazioni… Cambierà anche la Poesia?
Lo sperimentalismo si è dimostrato banale, inseguire la novità non ha prodotto profondità… Serve forse un linguaggio differenziato.






